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Miti e leggende: La magia dei racconti bergamaschi

Guida alpina

Aneddoti di montagna

Miti e leggende bergamaschi

Non esiste paese senza la storia della sua gente, non esiste comunità senza i racconti tramandati davanti ad un fuoco o, al giorno d’oggi, intorno ad un tavolo. La magia dei racconti dei nostri nonni, di quei momenti non vissuti personalmente ma la cui eco risuona nelle nostre anime. E tra questi, i miti e le leggende che avvolgono il proprio paese e che sono l’humus della comunità di cui facciamo parte.

Che ci si creda o meno, avremo sempre un occhio in più in mezzo ai boschi, o quando ci ritroveremo davanti ad un maso abbandonato. Perché non si è certi dell’esistenza o meno di qualcosa fino a prova contraria.

Abbiamo quindi raccolto un paio di racconti locali, per farvi respirare l’atmosfera dei miti e delle leggende che caratterizzano le incantevoli montagne bergamasche.
Cominciando proprio dalla nostra montagna, la Presolana, il cui nome sembra derivi dalla battaglia che vide la sconfitta del popolo degli Alani ad opera dei Romani. Fu una carneficina tale che la valle venne rinominata “Calve”, ora Scalve, a causa della calverie d’ossa risultato della battaglia. E si dice anche che le anime degli Alani vaghino ancora tra le rocce nelle notti di tempesta.

La leggenda delle cascate del Serio

Vi abbiamo già parlato di questa splendida attrazione naturalistica, ma non vi abbiamo raccontato il suo lato oscuro, a spiegazione della grande bellezza dei salti che caratterizzano queste cascate.

L’origine, come spesso accade, viene da una tormentata storia d’amore e di gelosia. Si narra infatti che una nobildonna fosse innamorata di un giovane pastore, il cui cuore era già occupato da una ragazza di umili origini. La nobildonna, per eliminare la rivale, la fece chiudere nelle carceri del suo castello tra le alture del Barbellino. La ragazza pianse disperata così tanto che le sue lacrime si trasformarono in un ruscello e poi in un torrente, che travolse il castello facendolo franare. Il fiume di lacrime rimase a ricordo di questa tragedia amorosa, trasformandosi nei famosi tre salti delle cascate.

La leggenda della Cacciamorta

I racconti sulla caccia selvatica non mancano nel nostro territorio, e ogni località ha la sua specifica versione di quella che è chiamata la Cacciamorta.
La base della leggenda però è la stessa, e vede come protagoniste le anime dannate dei cacciatori, punite per aver trascurato i doveri religiosi domenicali, sostituendoli con le battute di caccia.
Le anime di notte sono condannate a vagare tra i monti e le loro urla risuonano tra i boschi come latrati rabbiosi di cani. Se si dovessero incontrare, la storia dice che ci si debba spostare velocemente per non essere travolti dalla loro furia indiavolata.

Accadde che una donna chiese alla Cacciamorta un po’ di selvaggina per sfamare i propri figli, e venne accontentata: il giorno seguente trovò una gamba umana sulla soglia di casa. Terrorizzata, la donna si rivolse al parroco che le consigliò di chiudersi in casa la notte seguente, addormentandosi con i figli. La Cacciamorta infatti tornò da lei, ma trovandola con i figli se ne andò gridando con voce cavernosa: “Buon per te che sei in mezzo all’innocenza, altrimenti l’avresti pagata cara per aver osato parlare alla Cacciamorta”.

 

Questi sono solo alcuni dei racconti leggendari delle nostre valli, che vengono tramandati con sfumature diverse a seconda della località, mantenendo però sempre il fascino misterioso e attraente della natura che ci circonda.

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