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Il Passo della Manina: Un confine naturale dalle curiosità storiche

Oggi vogliamo portarvi con noi al Passo della Manina. Perché per poter consigliare un’escursione, per poter descrivere le meraviglie, le sensazioni che un luogo può regalare bisogna in primo luogo… viverle di persona. E noi ci sacrifichiamo volentieri!

Erano mesi che sognavamo di arrivare alla chiesetta del Passo della Manina e, per fortuna, siamo riusciti a fare l’escursione con ancora tanta neve. Un paesaggio incredibile. Siamo partiti da Lizzola con una leggera nevicata, poi il cielo si è aperto e uno splendido e caldo sole ci ha accompagnati fino alla cima. Un silenzio irreale, interrotto solo dalle raffiche di vento, e un Alvin alquanto felice di correre ancora sulla neve gli unici compagni di avventura! Arrivati alla chiesetta, il vento era talmente forte che per qualche secondo, prima di raggiungerla, ci siamo dovuti fermare e chiudere a riccio, mentre lo scaltro Alvin era già al riparo e ci guardava dall’alto in basso…ma una volta su, la vista magnifica sulla Presolana da un lato e sulla piana di Lizzola dall’altro ripaga di qualsiasi sforzo!

Storia e natura: il Passo della Manina si racconta

La meta si trova a 1.796 metri di altitudine, si tratta infatti di un passo alpino che divide la Val Seriana dalla Val di Scalve, ed è confine amministrativo tra i comuni vicini di Valbondione e Vilminore di Scalve. Il principale tratto distintivo del passo è la chiesetta dedicata alla Madonna Pellegrina costruita su una radura a fianco del passo nel 1948. Ed è qui che ci si riallaccia alla storia delle valli bergamasche.

Proprio su queste montagne il 27 settembre 1944 è stato scritto un pezzo di storia bergamasca. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il Passo divenne un valico strategico per i partigiani così come per i tedeschi. I partigiani attaccarono il presidio tedesco sfruttando le gallerie delle miniere di ferro.

È ricordato come uno degli attacchi più coraggiosi avvenuti sulle montagne bergamasche: 33 soldati tedeschi vennero fatti prigionieri e, a seguito della morte del comandante tedesco della guarnigione, il presidio nazifascista dovette dichiarare la sconfitta.

La Manina si trova letteralmente immersa nelle cime delle Prealpi Orobie, un contesto naturalistico che da sempre è utilizzato dagli abitanti delle valli limitrofe sia per l’alpeggio del bestiame che, in passato e fino al 1972, per il trasporto e il commercio di metalli estratti dalle miniere.

Per giungere al passo si può scegliere tra diversi sentieri, non essendoci strade asfaltate: il segnavia del CAI 307 che parte da Lizzola, il sentiero CAI 208 salendo da Nona e infine il segnavia CAI 407 con partenza da Teveno. Inoltre, da qui si possono raggiungere il rifugio Curò – tramite il tratto indicato dal numero 304 – e il rifugio Albani tramite il tratto 401, facenti parte del Sentiero delle Orobie.

Una rete di sentieri, una mappa che racchiude in sé memoria e natura: camminare lungo sentieri e su alpeggi sulle orme dei nostri antenati, di coloro che hanno fatto la storia delle nostre valli, rende ancora più emozionante il trekking.

Perché, ancora una volta, vivere la montagna significa viverne la cultura ed entrare a fare parte di una comunità.

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